Educazione alla convivenza civile
Ogni giorno la scuola viene caricata di tutte le emergenze educative come se fosse l’unico soggetto incaricato all’educazione: non è giusto!!!
Siamo consapevoli che molte delle mansioni assegnate alla scuola dovrebbero essere svolte, almeno in parte, dalla famiglia, a sua volta supportata da altri soggetti come gli oratori, le associazioni sportive, le biblioteche…
Si deve, però, tenere conto della realtà che sta cambiando e che rivela una vera e propria mancanza di educazione, intesa come osservanza delle regole di convivenza, relazioni positive con il mondo esterno e attenzione al proprio e altrui benessere. Colmare questo deficit è un obiettivo che non deve essere esclusivo della scuola, ma deve essere sostenuto dal coinvolgimento, in primo luogo, della famiglia.
Gli insegnanti si rendono conto che sempre più spesso gli alunni manifestano comportamenti disturbati, insofferenza alle regole, atteggiamenti di sfida e di provocazione: per quale motivo? Rileviamo un carattere, spesso, contraddittorio da parte dei genitori: da un lato delegano la quasi completa educazione del figlio alla scuola; dall’altra interferisce sulle scelte educative della scuola.
Una scuola che educa alla convivenza civile significa, innanzitutto, che gli alunni vivono questa esperienza scolastica in modo sereno e costruttivo sui piani dell’essere, del fare, del sapere, dell’agire affinchè si formino persone civili e socialmente attrezzate. Ciascun insegnante deve sentirsi impegnato in questa direzione affrontando tutte le sfacettature dell’educazione alla convivenza civile: educazione alla cittadinanza, all’affettività, alla salute, stradale e ambientale, ma anche all’altruismo, alla pace e all’intercultura.
Sarebbe auspicabile che l’insegnante, assieme ai propri alunni, riuscisse ad integrare, giorno per giorno, l’educazione alla convivenza civile con le diverse discipline. La scelta dei metodi di approccio in questa direzione sono sostanzialmente il cooperative learning e il lavoro di gruppo per i quali, però, l’insegnante deve essere formato.
Il primo passo verso l’educazione alla convivenza è sicuramente quello di affrontare con gli alunni i diritti dell’infanzia, purtroppo molto spesso calpestati. Partire da questo significa aiutare i bambini a riconoscere e a difendere i loro diritti e a salvaguardare quelli degli altri.









